Linux ha cinque volte più vulnerabilità segnalate di Microsoft. Eppure sono le falle di Windows a essere sfruttate più spesso negli attacchi, prima che qualcuno riesca a correggerle. Il Mac ha meno malware di tutti e tre i sistemi, eppure le nuove backdoor che lo prendono di mira nel 2025 sono aumentate del 67%. Se sembra una contraddizione, è perché la maggior parte delle classifiche del «sistema più sicuro» conta le cose sbagliate. 💥
Invece dell’ennesima guerra tra fan, ho raccolto dati concreti del 2025 e del 2026: quante vulnerabilità riceve ogni sistema, quante vengono davvero sfruttate negli attacchi, quanto malware nasce per ciascuno, quanto velocemente i produttori rilasciano le patch e quante persone (e quanti soldi) ci sono dietro. Ogni numero ha una fonte e un anno.
⚡ In breve (per chi va di fretta):
- Il maggior numero di CVE ce l’ha Linux (5.687 nel 2025, il solo kernel 3.649), Microsoft 1.255, Apple 727 – ma il kernel Linux assegna un numero CVE a quasi ogni correzione, quindi questo numero misura la trasparenza, non quanto il sistema sia bucato.
- Il maggior numero di falle attaccate davvero ce l’ha Windows: 39 nuove voci nel catalogo CISA KEV nel 2025 (Apple 9, Linux 7), 25 dei 90 zero-day del 2025 e 390 delle 1.748 voci dell’intero catalogo KEV (dato di ottobre 2026).
- Malware: per Windows nascono ~70 milioni di nuovi campioni all’anno, per Linux ~2 milioni, per macOS qualche decina di migliaia – ma è sul Mac che nel 2025 le backdoor sono cresciute del 67%, e sui server Linux/ESXi la quota degli hypervisor nelle cifrature è passata dal 3% al 25%.
- Velocità delle patch: nell’ultimo confronto di Project Zero Linux correggeva i bug segnalati in media in 25 giorni, Apple in 69, Microsoft in 83. In compenso, un anno dopo la fine del supporto, Windows 10 gira ancora sul 28% dei computer Windows, e le patch le riceve solo chi si è iscritto al supporto esteso (ESU).
- Il nuovo giocatore: l’agente AI. Su tutti e tre i sistemi gira sempre più spesso Claude Code, Codex o Gemini CLI con i tuoi permessi. Il malware ha già imparato a sfruttarli, e a ottobre 2026 il Mac di un utente di Reddit ha minato criptovaluta per due mesi, prima che a scoprirlo fosse… un agente AI. E a ottobre Binance ha perso circa 6,3 miliardi di dollari in un attacco in cui i criminali hanno preso il controllo di altri computer attraverso uno strumento AI aziendale.
- Persone e soldi: Microsoft dichiara l’equivalente di 34.000 ingegneri dedicati alla sicurezza e 20 milioni di dollari di bug bounty all’anno, Apple paga fino a 2 milioni di dollari per una singola falla, e i CVE per il kernel Linux li assegna un team di… 3-4 persone.
- Conclusione: nessun sistema vince a tavolino. Vince chi sa dove viene attaccato e corregge ciò che viene attaccato davvero.
Prima di confrontare: tre cose che rovinano ogni classifica
La maggior parte delle «classifiche di sicurezza dei sistemi operativi» che trovi online fa lo stesso errore: conta numeri grezzi senza contesto. Quindi prima tre avvertenze, senza le quali il resto del post sarebbe disonesto.
Primo, la quota di mercato. Anche il criminale è un imprenditore. Scrive malware dove ci sono i clienti.
Quota dei sistemi su desktop e laptop, mondo, settembre 2026
Fonte: StatCounter Global Stats, desktop worldwide, settembre 2026 (macOS = somma delle voci «OS X» e «macOS»). I dati di StatCounter oscillano parecchio da un mese all’altro: prendili come ordine di grandezza.
Secondo, Linux non è un sistema «da scrivania». Il 4,5% sui laptop, ma la stragrande maggioranza di server, cloud, router e dispositivi edge. Quindi stiamo confrontando un sistema su cui la gente clicca sugli allegati con un sistema che custodisce i database ed è esposto a internet 24 ore su 24. Superfici di attacco diverse e categorie di criminali diverse.
Terzo, chi conta e come conta. Ne parliamo tra un attimo, perché è la trappola più importante di tutto il confronto.
Lezione n. 1: «Qual è il sistema più sicuro?» è una domanda senza risposta, finché non aggiungi: «contro chi, in quale ruolo e in mano a chi». Da qui in poi contiamo in modo onesto, ma tieni a mente queste tre avvertenze.
Round 1: chi ha più vulnerabilità (CVE)?
Per i non tecnici: CVE è un catalogo pubblico e mondiale delle vulnerabilità. Ogni falla resa pubblica riceve il suo numero, così tutti parlano dello stesso bug. Nel 2025 ne sono arrivate un numero record: 48.185.
E come va per singolo produttore?
Numero di CVE pubblicati nel 2025 – produttori
…e i soli sistemi operativi (singoli prodotti)
Fonte: Jerry Gamblin, «2025 CVE Data Review» (dati NVD + CVE List V5, esclusi i CVE rifiutati). I numeri per produttore comprendono tutti i prodotti (per Microsoft anche Office, Exchange, Azure; per Apple anche iOS).
Primo istinto: «Linux ha cinque volte più falle di Windows, fine della discussione». Ed è proprio qui che entra in gioco la trappola numero tre.
Perché Linux «ha» così tanti CVE
A febbraio 2024 il progetto del kernel Linux è diventato un CNA a sé, cioè un’organizzazione che assegna da sola i numeri CVE ai propri bug. E ha adottato una regola che Greg Kroah-Hartman (maintainer del ramo stabile) spiega senza giri di parole: nel kernel quasi ogni bug può rivelarsi un bug di sicurezza, quindi un numero CVE lo riceve ogni correzione che potrebbe avere effetti del genere. Il team preferisce assegnarne troppi che troppo pochi. Risultato: nel 2024 il kernel emetteva circa 60 CVE a settimana, a luglio 2026 ne ha pubblicati 432 in circa 30 ore, e nell’anteprima del suo intervento alla conferenza Kernel Recipes 2026 di settembre Kroah-Hartman ha mostrato un grafico da cui risulta che il numero di CVE per singolo rilascio del kernel è passato da circa 500 nell’era 6.x a oltre 1.500 con la 7.2, e si avvicina a 2.000 – anche perché il codice del kernel (oltre 40 milioni di righe) ormai viene setacciato da strumenti di AI. Alla conferenza stessa parlava già di un ritmo di 33 CVE al giorno.
Microsoft e Apple fanno il contrario: assegnano un CVE solo a ciò che considerano una vulnerabilità, e molte correzioni di sicurezza arrivano negli aggiornamenti cumulativi senza un numero dedicato. Apple, del resto, è stata criticata per anni per le descrizioni laconiche di cosa correggesse davvero.
In più, Linux sono migliaia di driver per hardware che non vedrai mai. Buona parte di quei 3.649 CVE riguarda moduli che nel tuo server non sono nemmeno caricati.
Lezione n. 2: Il numero di CVE misura quanto attentamente un progetto guarda il proprio codice e quanto onestamente ne parla, non quanto sia bucato. Se qualcuno ti mostra una classifica dei «sistemi più vulnerabili» costruita solo sui CVE, ti sta mostrando una classifica della trasparenza. Vale anche per la tua azienda: l’auditor che conta i CVE nel report dello scanner sta contando la stessa cosa.
Round 2: quali falle vengono attaccate davvero?
Visto che i CVE grezzi ingannano, guardiamo la lista che non mente: CISA KEV, il catalogo tenuto dall’agenzia americana delle vulnerabilità per cui c’è la certezza che vengano sfruttate in attacchi reali. E il report annuale di Google Threat Intelligence Group sugli zero-day, cioè le falle sfruttate negli attacchi prima che esistesse una patch.
Cosa viene attaccato davvero – anno 2025
Fonti: Cyble – riepilogo CISA KEV 2025 (245 nuove voci nell’anno); Google Threat Intelligence Group, «2025 Zero-Days in Review» (90 zero-day, di cui Google 11, Cisco 4, Fortinet 4); percentuale calcolata sui dati di Gamblin. Microsoft, Apple e Linux conteggiati come produttore con tutti i prodotti.
E ora il quadro si capovolge. Linux ha più CVE di tutti, ma solo una frazione dell’uno per mille finisce nella lista di quelli sfruttati davvero. Microsoft ha cinque volte meno CVE, ma il maggior numero di falle attaccate davvero – nel 2025 39 nuove voci in KEV, più di chiunque altro, e nell’intero catalogo (1.484 voci a fine 2025) i prodotti Microsoft sono 350 voci, quasi il 24%. A metà ottobre 2026 il catalogo contava già 1.748 voci, di cui 390 riguardano prodotti Microsoft (Apple: 95, Google: 75, kernel Linux: 31). Solo nel 2026 sono state aggiunte 264 voci – più che in tutto il 2025.
Lo stesso vale per gli zero-day: dei 90 sfruttati nel 2025, 25 riguardavano prodotti Microsoft, 11 Google, 8 Apple. I sistemi operativi sono stati la categoria più attaccata – 24 zero-day nei sistemi desktop e 15 in quelli mobili.
Ancora una volta, per onestà: Microsoft non è solo Windows. In quelle 39 voci ci sono SharePoint, Exchange, Office. Ma anche Windows ha i suoi classici: il driver CLFS, la console MMC, SMB. E c’è un’altra cosa che queste liste non mostrano: a ottobre 2025 la CISA ha confermato che i gruppi ransomware sfruttano la falla del kernel Linux CVE-2024-1086. Sette voci in KEV sono poche, ma ognuna riguarda i server su cui tieni tutto.
Lezione n. 3: Dal punto di vista di chi attacca non conta quante falle ha un sistema, ma quante conviene sfruttare. Windows è sul 76% delle scrivanie del mondo, quindi un exploit per Windows ha il mercato più grande. Non è un’accusa a Microsoft, è economia. Per te significa una cosa sola: applica le patch seguendo la lista KEV, non il numero di CVE nello scanner. 245 voci all’anno invece di 48 mila.
Round 3: quanto malware nasce per ogni sistema?
Qui i numeri sono i più brutali e i meno sorprendenti. L’istituto AV-TEST (progetto AV-ATLAS) registra oltre 450 mila nuovi campioni di software malevolo al giorno. L’ultimo riepilogo completo per sistema che ha pubblicato è questo:
Nuovi campioni di malware in un anno (AV-ATLAS, 2022)
Fonte: AV-ATLAS / AV-TEST, riepilogo dell’anno 2022 (69.504.686 Windows, 1.917.133 Linux, 12.445 macOS, più 1,07 milioni Android). Il database dei soli campioni per Windows è passato da 920 a 995 milioni tra il 2024 e il 2025. Per contrasto: nei test antivirus per macOS del 2025 AV-TEST usava un set di circa 800 campioni, in quelli per Windows circa 45 mila.
Windows: cinquemila volte più malware nuovo di macOS e 35 volte più di Linux. Caso chiuso? Non proprio, perché il numero di campioni parla di produzione, non di dove avvengono davvero le intrusioni. E qui ci sono due tendenze che cambiano il quadro.
Il Mac ha smesso di essere «sicuro perché di nicchia»
Nel 2025 la quota di mercato dei Mac è cresciuta del 16% e i criminali se ne sono accorti. Dai report di Jamf (Security 360, 2026) e Moonlock Lab (MacPaw):
- Jamf Threat Labs ha aggiunto al suo database oltre 26 mila campioni di malware per Mac nel solo 2025; i trojan sono ormai la metà del malware rilevato su macOS, e gli infostealer (programmi che rubano password, cookie di sessione e wallet crypto) erano cresciuti del 28% l’anno prima.
- Moonlock ha registrato nel 2025 una crescita del 67% delle nuove varianti di backdoor e del 17% degli stealer su macOS; AtomicStealer (AMOS) e i suoi fork rappresentano quasi il 30% dei rilevamenti, e su VirusTotal oltre il 40% dei campioni per macOS.
- A febbraio 2026 perfino Microsoft ha lanciato un avviso sulla crescente ondata di infostealer per macOS (AMOS, MacSync, DigitStealer), distribuiti tramite annunci su Google e il trucco «ClickFix» (la pagina ti chiede di incollare tu stesso un comando nel terminale).
Il malware per Mac oggi è un prodotto in abbonamento: uno stealer costa circa 1.000 dollari al mese, e le password rubate da un Mac si vendono a qualche decina di dollari a pacchetto. Questo business cinque anni fa non esisteva.
Linux: pochi campioni, bersagli grossi
La telemetria di Elastic Security (report 2023) ha mostrato una cosa che rende bene il ruolo di Linux: il 91% degli eventi da firme di malware proveniva da endpoint Linux (leggi: server), mentre il 94% degli alert comportamentali, cioè i rilevamenti di comportamenti sospetti, proveniva da Windows e il 3% da macOS. Su Windows si attacca l’utente, su Linux il servizio.
E il ransomware? Per anni è stato una specialità «windowsiana». Oggi i gruppi vanno proprio a caccia degli hypervisor VMware ESXi (sotto c’è Linux), perché cifrare un solo host significa cifrare decine di macchine virtuali in un colpo. Secondo la telemetria di Huntress, la quota degli hypervisor negli eventi di cifratura è salita dal 3% nella prima metà del 2025 al 25% nella seconda (dati parziali sul secondo semestre, pubblicati a dicembre 2025). Check Point Research ha notato la stessa cosa: il ransomware per Linux è più semplice da costruire di quello per Windows, perché non deve aggirare l’antivirus – è cucito su misura per organizzazioni specifiche e grandi.
Lezione n. 4: Windows è il mercato di massa, macOS il mercato emergente, Linux il «prestigio» – pochi attacchi, ma ognuno dritto al cuore dell’azienda. Se la tua azienda ha 200 laptop Windows, 30 Mac tra direzione e reparto creativo e 5 server Linux, allora hai tre problemi diversi, non un sistema «sicuro» e due «insicuri». Lo scenario peggiore che vedo nei test: i Mac della direzione senza alcun EDR («tanto è un Mac») e un server Linux che nessuno aggiorna dal giorno del deploy («tanto è Linux»).
Round 4: quanto velocemente rilasciano le patch?
I dati più interessanti di questo round li ha forniti Google Project Zero – il team che segnala le vulnerabilità ai produttori con una scadenza di 90 giorni per la patch e poi rende conto pubblicamente di chi ce l’ha fatta. Nell’ultimo riepilogo complessivo di questo tipo (bug segnalati tra il 2019 e il 2021) il risultato era netto:
Tempo medio dalla segnalazione di Project Zero al rilascio della patch (giorni)
Fonte: Google Project Zero, «A walk through Project Zero metrics» (febbraio 2022): 25 segnalazioni per Linux, 84 per Apple, 80 per Microsoft; «nei tempi» = entro 90 giorni senza periodo di grazia. Project Zero non ha pubblicato un riepilogo più recente per produttore, mentre GTIG riporta che nel 2025 i produttori hanno corretto gli zero-day attivamente sfruttati in media in circa 15 giorni.
Da dove viene questa differenza? Dal modello di rilascio delle correzioni:
- Linux rilascia nuove versioni del kernel stabile ogni settimana, e le distribuzioni (Debian, Ubuntu, Red Hat) aggiungono i propri aggiornamenti praticamente ogni giorno. Una correzione è di solito qualche riga di codice (mediana: 4 righe aggiunte, 2 rimosse – dall’analisi di 6.464 CVE del kernel nello studio dei ricercatori dell’Università Niccolò Copernico di Toruń e di AWS) e non aspetta nessuna «finestra».
- Microsoft ha il Patch Tuesday: un unico grande pacchetto il secondo martedì del mese (nel 2025 in totale 1.139 CVE, e nel 2026 nuovi record: luglio – 570, settembre – 973, ottobre – oltre 1.400 in un solo pacchetto, in parte perché Microsoft cerca falle nel proprio codice con l’aiuto dell’AI). Il vantaggio: gli admin sanno quando prepararsi. Lo svantaggio: una falla segnalata il giorno dopo il Patch Tuesday aspetta un mese, a meno che non sia attivamente sfruttata – in quel caso esce una correzione fuori ciclo.
- Apple rilascia patch in modo irregolare, all’ingrosso e per tutti i sistemi insieme (macOS, iOS, watchOS). Perfino un piccolo aggiornamento «puntuale» come iOS 26.6.1 di agosto 2026 chiudeva 42 vulnerabilità. Il vantaggio è l’alta adozione: gli utenti Apple si aggiornano in fretta e in massa.
Una patch che nessuno ha installato non esiste
Ed ecco il numero più importante di questo round, che non riguarda il produttore, ma noi. Il supporto di Windows 10 è finito il 14 ottobre 2025. Un anno dopo, a settembre 2026, Windows 10 gira ancora sul 27,8% dei computer Windows nel mondo (Windows 7, morto dal 2020, sullo 0,55%). Per onestà: una parte di questi le patch le riceve ancora. Microsoft porta avanti un programma di supporto esteso (ESU), e a giugno 2026 ha prolungato in sordina la versione per gli utenti domestici di un altro anno, fino al 12 ottobre 2027. Gratis, a patto che ci si sia iscritti (bastano un account Microsoft e il backup di Windows attivo). Le aziende pagano l’ESU a parte. Quanti computer di quel 28% siano davvero nel programma, Microsoft non lo dice. Si sa solo che chi non si è iscritto da un anno non riceve nulla – e ogni Patch Tuesday per Windows 11 è per lui una mappa delle falle da sfruttare, perché la maggior parte delle correzioni riguarda codice condiviso.
Sul fronte Linux il peccato è un altro: i vecchi kernel LTS. Lo stesso studio ha mostrato che il kernel nelle versioni più recenti riceve le correzioni più in fretta, mentre i rami più vecchi «accumulano» CVE irrisolti. Se il tuo server gira su un kernel di cinque anni fa perché «funziona, non toccare», la velocità del team del kernel non ti serve a niente.
Lezione n. 5: Nella gara tra produttori il più veloce è Linux, Apple recupera con l’adozione, Microsoft è il più lento ma il più prevedibile. Nella gara tra utenti perdiamo tutti allo stesso modo: il 28% di computer con Windows 10 non è colpa di Microsoft. È una voce nel tuo registro dei rischi, se in azienda hai anche solo un computer così.
Round 5: chi c’è dietro – persone e soldi
È la domanda che mi ha fatto di recente un cliente: «quante persone sorvegliano davvero questo sistema?». La risposta sorprende in entrambe le direzioni.
Team e soldi
Fonti: Microsoft Security Blog – SFI Progress Report (set. 2024) e MSRC – Bounty Program year in review (2026); Apple Security Research – aggiornamento dell’Apple Security Bounty (ott. 2025); G. Kroah-Hartman – documentazione del processo CVE del kernel (feb. 2024) e «Linux kernel security work» (LWN, 2026).
Microsoft, dopo l’intrusione di Storm-0558 nel 2023 (un gruppo cinese leggeva le email del governo americano tramite Exchange Online) e il durissimo report del CSRB, il comitato americano che ha concluso che l’azienda aveva «una cultura che ha messo la sicurezza in secondo piano», ha annunciato il più grande progetto di ingegneria della sicurezza della storia: l’equivalente di 34 mila persone a tempo pieno, la sicurezza inserita nelle valutazioni annuali di ogni dipendente, 13 deputy CISO. In più, il record di 20 milioni di dollari di bug bounty nell’ultimo anno.
Apple sul team non dice nulla, ma parla con i soldi: 2 milioni di dollari per una catena di exploit «zero-click» sono oggi la tariffa più alta del settore, e dal 2020 l’azienda ha pagato 35 milioni di dollari a oltre 800 ricercatori (in media circa 44 mila per segnalazione). È una strategia precisa: Apple fa concorrenza ai broker di exploit, che vendono le stesse falle alle aziende di spyware.
E Linux? Sul kernel lavorano diverse migliaia di sviluppatori per ogni rilascio, per lo più dipendenti di Intel, Google, Red Hat, Oracle o Huawei. Ma il team di sicurezza è una manciata di maintainer esperti dei sottosistemi che – come racconta Kroah-Hartman – agiscono a titolo personale e non possono parlare delle segnalazioni nemmeno con i propri datori di lavoro, finché non sono state corrette. I numeri CVE li assegnano tre o quattro persone, esaminando ogni commit sul ramo stabile. Un bug bounty per il solo kernel non esiste; ci sono programmi indiretti, come Google kernelCTF (per exploit sul kernel nella configurazione di Google) o il comunitario Internet Bug Bounty.
Lezione n. 6: Il budget non compra la sicurezza direttamente. L’azienda con il più grande team di sicurezza della storia ha al tempo stesso più voci in KEV di tutti, e il progetto con un team CVE di quattro persone rilascia le patch più in fretta. La differenza non sta nei soldi, ma nel modello: codice aperto, correzione piccola, rilascio settimanale contro un miliardo di dispositivi, retrocompatibilità fino agli anni ’90 e aggiornamenti cumulativi. Nella tua azienda vale la stessa legge: non vince chi ha il budget di security più grande, ma chi ha la strada più corta da «sappiamo della falla» a «patchato».
Bonus: Pwn2Own, ovvero cosa cade quando si paga per l’intrusione
Se vuoi vedere com’è la «sicurezza» in condizioni di battaglia, guarda il Pwn2Own – la competizione in cui i ricercatori bucano sistemi completamente aggiornati in cambio di premi. A Berlino, a maggio 2026, in tre giorni: 47 zero-day e quasi 1,3 milioni di dollari di premi. Windows 11 è caduto cinque volte (ogni volta con un’escalation dei privilegi), Red Hat Enterprise Linux diverse volte, Microsoft Exchange è andato per 200 mila, e i tentativi di attacco a Safari… non sono rientrati nel tempo limite. Non perché Windows sia «peggiore», ma perché è su Windows che i ricercatori preparano più exploit. Per la stessa ragione per cui lo fanno i criminali.
Il nuovo giocatore: l’agente AI sul tuo computer 😈
Finora ho confrontato i sistemi. Solo che nel 2026 su ognuno di loro – Windows, Linux e Mac – abita sempre più spesso un nuovo inquilino: l’agente AI. Claude Code, Codex, Gemini CLI, Cursor. Legge file, esegue comandi nel terminale, installa pacchetti. Lavora con i tuoi permessi, e spesso con le tue chiavi del cloud e di GitHub. Per chi attacca non è né Windows né Mac. È una superficie di attacco nuova e molto privilegiata, che il sistema operativo non distingue in alcun modo da te.
Una storia da Reddit: il miner che nessuno ha visto per due mesi
A ottobre 2026 un utente di Reddit ha raccontato che il suo Mac scaldava fino a 112°C. Con l’aiuto di Claude Code si è costruito un’app per monitorare la temperatura e, durante i test, l’agente ha trovato il colpevole: un miner della criptovaluta Monero (XMRig) che si mangiava circa il 1175% di CPU, cioè più o meno 12 core del processore. Lo avviava un LaunchAgent (il meccanismo di avvio automatico di macOS) con uno script offuscato che faceva ripartire il miner ogni volta che il processo veniva terminato. Stando allo screenshot, la voce era nel sistema da fine agosto.
Da dove sia arrivato – non si è capito. Nei commenti qualcuno sospettava perfino l’agente stesso, e Macworld l’ha messo dritto nel titolo. La data di agosto fa pensare piuttosto che il miner fosse sul Mac da prima, ma nessuno l’ha verificato: è il racconto di una sola persona, senza hash dei file e senza analisi. Per me qui le cose più interessanti sono due. Primo, lo schema da manuale: un Mac senza EDR, «perché sul Mac i virus non ci sono», ha minato criptovaluta per qualcuno per due mesi. Secondo, il fatto stesso che la prima domanda di internet sia stata «e se fosse stata l’AI?». E quella domanda è assolutamente legittima.
Binance: un colloquio di lavoro, un’AI interna e 6,3 miliardi di dollari
L’esempio più clamoroso è arrivato pochi giorni prima della pubblicazione di questo articolo. Il 3 novembre 2026 Binance ha raccontato come il 29 ottobre abbia perso circa 6,3 miliardi di dollari – più di quattro volte quanto sottratto a Bybit a febbraio 2025, il record precedente. L’FBI ha attribuito l’attacco alla Corea del Nord. I clienti non hanno perso soldi, perché Binance ha coperto le perdite con fondi propri. Ecco come è andata secondo il rapporto di Binance:
- Giugno 2026: un ingegnere dell’infrastruttura dei wallet cercava uno strumento AI su un motore di ricerca e ha scaricato un finto installer di Homebrew (un popolare gestore di pacchetti per sviluppatori). Binance ha rilevato l’infezione e cambiato le credenziali, ma gli attaccanti avevano già fatto in tempo a scoprire chi fosse e con chi lavorasse.
- Settembre 2026: un secondo ingegnere ha ricevuto un’offerta tramite una piattaforma di annunci di lavoro. Primo colloquio – una normale videochiamata con le «HR». Secondo – su un’app di messaggistica, con il «CEO» di un’azienda inesistente, che alla fine gli ha mandato un compito di selezione. L’ingegnere ha scaricato il repository sul computer aziendale. Durante la configurazione è partito del codice che ha sostituito una parte di uno strumento per sviluppatori legittimo, si è collegato al server degli attaccanti e ha cancellato le proprie tracce. Il malware è rimasto invisibile.
- 20 ottobre: da quel computer gli attaccanti hanno abusato dello strumento AI interno di Binance per prendere il controllo dei computer di altri due ingegneri. Come, esattamente – Binance non l’ha rivelato.
- 29 ottobre: su uno dei computer compromessi hanno trovato un token per il deploy dei container, hanno lanciato un proprio script e sono arrivati al servizio interno che firma le transazioni. I trasferimenti dagli hot wallet sono durati meno di quattro ore.
Nota quanto poco «hacking del sistema operativo» ci sia qui. Nessuno zero-day in Windows né in macOS. C’erano un finto recruiting, un compito a casa in un repository e un agente AI aziendale con accesso a troppi computer contemporaneamente. Gli attaccanti non hanno nemmeno dovuto saltare da una macchina all’altra da soli – l’ha fatto per loro uno strumento di cui tutti in azienda si fidavano. 😈
Il malware che usa la tua AI
Un’altra prova che non si tratta di teoria era arrivata già ad agosto 2025. Gli attaccanti hanno preso il controllo del processo di pubblicazione del popolare strumento per sviluppatori Nx (milioni di download a settimana) e hanno rilasciato versioni infette. Lo script di installazione controllava se sul computer fossero installati strumenti AI da terminale – Claude, Gemini, Amazon Q – e ordinava proprio a loro di frugare nel disco alla ricerca di chiavi SSH, token, file di password e wallet crypto. Gli obiettivi erano Linux e macOS. Risultato della campagna chiamata «s1ngularity»: 2.180 account GitHub compromessi e 7.200 repository, di cui 6.700 privati, che gli attaccanti hanno reso pubblici. I ricercatori di Wiz hanno notato che i criminali correggevano i prompt in corsa, perché a volte i modelli si rifiutavano di eseguire il comando.
Detto in parole semplici: il malware non doveva più sapere da solo dove cercare. Bastava chiedere all’assistente che era già sul posto.
MCP, ovvero i plugin che vedono tutto
Gli agenti AI si collegano al mondo tramite MCP (Model Context Protocol) – una specie di plugin che dà loro accesso a email, repository, database o cloud. E qui la storia si ripete come con ogni nuovo ecosistema di estensioni:
- Settembre 2025: un falso server MCP che si spacciava per Postmark (servizio di invio email) aggiungeva a ogni messaggio una copia nascosta per l’attaccante. Uscivano fatture e corrispondenza interna.
- Maggio 2025: è bastata una sola segnalazione (issue) costruita ad arte in un repository GitHub pubblico. Un agente AI con accesso tramite MCP l’ha letta, l’ha presa per un ordine e ha spostato dati dai repository privati in una pull request pubblica. Questo è il prompt injection: l’attaccante non entra nel sistema, ma passa all’agente un testo che questo eseguirà.
- Febbraio 2026: un clone del progetto di un server MCP per l’anello Oura distribuiva l’infostealer StealC, che ruba password dai browser, chiavi API e wallet crypto.
In più, i ricercatori di Adversa AI hanno dimostrato che in quattro strumenti popolari (Claude Code, Gemini CLI, Cursor CLI, Copilot CLI) un solo clic su «mi fido di questa cartella» dopo aver clonato il repository di qualcun altro può avviare i server MCP definiti al suo interno con tutti i permessi dell’utente. Per ora è una dimostrazione di ricerca, non un attacco noto. E gli stessi strumenti AI sono già entrati al Pwn2Own come bersagli a pieno titolo: a Berlino a maggio 2026 sono caduti tra gli altri OpenAI Codex, Cursor e LM Studio, e in Irlanda a ottobre 2026 Codex è stato bucato il primo giorno.
Agente AI nell’assistenza clienti: ingegneria sociale, solo senza un essere umano
L’agente AI non sta più solo sul portatile dello sviluppatore. Sempre più spesso risponde alle email dei clienti, gestisce la chat sul sito e risponde al telefono del servizio clienti. Inti De Ceukelaire, ricercatore e tra i fondatori della piattaforma di bug bounty Intigriti, ha mostrato al DEF CON 34 (Bug Bounty Village) cosa ne consegue. Come racconta lui stesso, in qualche weekend ha raccolto oltre 50.000 dollari di ricompense – senza scanner, solo scrivendo ai bot. Alcune tecniche che vale la pena conoscere:
- Spacciarsi per il cliente via email. Alcuni bot riconoscono il cliente dal mittente visibile, e non da ciò che hanno davvero verificato le protezioni della posta. Basta un’email confezionata ad arte perché il bot risponda con i dati dell’account di qualcun altro – a volte direttamente all’indirizzo dell’attaccante aggiunto in copia (CC).
- Phishing dall’indirizzo ufficiale. La funzione «inviami la trascrizione della conversazione» permetteva di mandare a chiunque il testo dell’attaccante dal vero indirizzo del supporto, che supera i filtri antispam.
- Furto dei codici monouso. L’attaccante lascia al bot un’«istruzione» e poi avvia il reset della password. Il bot legge il codice in arrivo e lo inoltra obbediente. Un trucco simile ha funzionato sull’assistente AI integrato nel browser Chrome – Google ha segnato la segnalazione come «Won’t Fix».
- Un contenuto per l’umano, un altro per l’AI. Testo nascosto nell’HTML, versioni diverse della stessa email (testo e HTML), un falso «via libera precedente dell’operatore» nella risposta citata. L’umano che approva l’azione del bot vede un’email innocua, e l’agente esegue il comando. In uno degli esempi è finita con un rimborso non autorizzato di 4.200 dollari.
- Cambio di canale. Se la chat verifica bene il cliente, basta telefonare. Il servizio clienti con AI si fidava del numero del chiamante, che si può falsificare, o di domande di sicurezza la cui risposta si può indovinare.
- Base di conoscenza avvelenata. Il bot prende le risposte dalle pagine aziendali e dal forum della community. Un post dell’attaccante sul forum può essere indicizzato come conoscenza ufficiale dell’azienda – insieme a un falso codice sconto.
La tesi più importante di questo intervento: un umano nel loop non è una protezione, se vede cose diverse da quelle che vede la macchina. È la buona vecchia ingegneria sociale contro l’helpdesk, solo che il bot non ha giornate storte, non si insospettisce e risponde in un secondo a chiunque gli scriva. Se la tua azienda introduce un agente del genere, trattalo come un’automazione privilegiata: separa i contenuti del cliente dalle istruzioni di sistema, verifica l’identità in una sessione autenticata invece che dal campo «Da», controlla lato server ogni chiamata a uno strumento e non permettere al bot di inviare codici o dati a un indirizzo non verificato.
Lezione n. 7: L’agente AI è un nuovo «dipendente» con pieni poteri, che legge tutto quello che gli passi – compresi gli ordini dell’attaccante nascosti in un file, in una issue o in una email. E come ha dimostrato Binance, uno strumento AI aziendale con accesso a molti computer contemporaneamente è un’autostrada già pronta per chi attacca. E non importa se sta su Windows, Linux o Mac. Trattalo come un nuovo assunto in prova: account separato o container, token con permessi minimi, plugin MCP solo da fonti fidate, approvazione manuale dei comandi che modificano qualcosa e zero «mi fido» per i repository che non conosci – compresi quelli dei «compiti di selezione». E se il tuo laptop all’improvviso scalda – dai un’occhiata a Monitoraggio Attività, prima che lo faccia qualcun altro.
Verdetto: chi vince quale round
| Metrica | Windows | Linux | macOS |
|---|---|---|---|
| Numero di CVE (2025) | 1.255 | 5.687 | 727 |
| Attaccate davvero (nuove in KEV 2025) | 39 | 7 | 9 |
| Zero-day (GTIG 2025) | 25* | fuori dalla TOP 7 | 8* |
| Nuovo malware all’anno | ~70 mln | ~2 mln | ~12 mila |
| Tendenza degli attacchi | stabilmente alta | ransomware su ESXi 3% → 25% | backdoor +67% |
| Tempo alla patch (Project Zero) | 83 giorni | 25 giorni | 69 giorni |
| Team di sicurezza | 34.000 FTE (SFI) | una manciata + 3-4 sui CVE | non pubblicato |
| Bug bounty massimo | 250.000 $ | nessuno proprio | 2 mln $ |
* conteggiato per produttore (tutti i prodotti Microsoft / Apple). Verde = miglior risultato del round, rosso = peggiore.
Se contiamo i «punti», Linux vince tre round (falle attaccate davvero, zero-day, velocità delle patch), macOS tre (meno CVE, meno malware, bounty più alto), Windows uno (il team). Solo che questa classifica vale quanto le mie tre avvertenze iniziali: Linux vince perché non sta sulle scrivanie, il Mac vince perché sta appena entrando nel mirino, e Windows perde perché è ovunque.
Quindi quale sistema scegliere? Domanda sbagliata
Dal punto di vista di un pentester la verità è meno comoda di qualsiasi classifica: nel 2026 entro nelle aziende non attraverso il sistema operativo, ma attraverso quello che l’azienda ne ha fatto. Attraverso un account senza MFA, attraverso un server esposto a internet con una falla della lista KEV vecchia di un anno, attraverso un laptop con Windows 10, attraverso il Mac dell’amministratore delegato senza EDR, perché «sul Mac i virus non ci sono». Oppure attraverso un agente AI a cui qualcuno ha dato le chiavi di tutto. Per questo, invece di una classifica – quattro brevi liste:
- Windows – è il tuo parco macchine di massa e la superficie di attacco più grande. Windows 10 spegnilo o compra l’ESU (supporto esteso), applica il Patch Tuesday in giorni, non in settimane, tratta la lista KEV come priorità, EDR su ogni endpoint, admin locale disattivato. Noioso? La noia salva le aziende.
- macOS – gestiscilo esattamente come Windows: MDM, EDR, aggiornamenti forzati. Forma le persone sul «ClickFix» (nessuna persona sensata ti chiede di incollare comandi nel terminale per «sistemare» una pagina). Un infostealer sul Mac dell’amministratore delegato è oggi la strada più economica per arrivare al vostro Microsoft 365.
- Linux – il team del kernel rilascia patch in pochi giorni, ma il tuo server non si aggiorna da solo. Kernel e distribuzione su una versione supportata, hypervisor ESXi isolati da internet e dalla rete degli utenti, inventario di tutto ciò che è esposto all’esterno. Pochi attacchi non vuol dire zero attacchi – vuol dire attacchi che colpiscono al cuore.
- Agente AI (su tutti e tre) – se i tuoi sviluppatori, o tu stesso, usate Claude Code, Codex o Cursor, fissate le regole prima che lo faccia qualcun altro al posto vostro: ambiente separato, token con permessi minimi, lista dei plugin MCP consentiti, approvazione manuale dei comandi e mai «mi fido» per un repository sconosciuto. E se l’AI risponde ai vostri clienti, testatela come un attaccante testerebbe un helpdesk: un’email contraffatta, una telefonata invece della chat, un’istruzione nascosta in un messaggio.
E una cosa comune a tutti: verifica che funzioni. Microsoft, Apple e Linux conoscono le proprie falle perché qualcuno le cerca attivamente – ricercatori da 2 milioni di dollari, Project Zero, Pwn2Own. Alla tua scala questo ruolo lo svolge il penetration test: un attacco controllato, dopo il quale ricevi la lista di ciò che è bucato davvero, non in teoria. Se vuoi sapere quanto costa, calcolalo in 2 minuti con il calcolatore.
Riepilogo ✔️
Windows ha più falle attaccate davvero e più malware, ma il team più grande e le patch più prevedibili. Linux ha più CVE sulla carta, ma meno nella pratica, e rilascia le patch più in fretta – a patto che qualcuno le installi. macOS ha meno di tutto, ma le minacce che crescono più velocemente e una reputazione di sistema «sicuro» che è diventata la sua più grande debolezza. E sopra a tutto questo è arrivato un nuovo giocatore – l’agente AI, che su ognuno dei tre sistemi ha tutto il potere che gli dai. Nessuno di loro è sicuro di per sé. Ognuno è sicuro quanto l’azienda che lo usa – ed è una buona notizia, perché su questo puoi intervenire tu.
Domande frequenti (FAQ)
Qual è il sistema operativo più sicuro: Windows, Linux o macOS?
Non c’è un unico vincitore. Nel 2025 Linux ha avuto più CVE di tutti (5.687), ma meno vulnerabilità sfruttate davvero (7 nuove voci nel CISA KEV) e il tempo di patch più breve (25 giorni secondo Project Zero). Windows ha avuto più falle attaccate davvero (39 voci in KEV, 25 zero-day) e circa 70 milioni di nuovi campioni di malware all’anno. macOS ha meno vulnerabilità e meno malware, ma le minacce che crescono più in fretta (backdoor +67% nel 2025). A decidere la sicurezza sono la configurazione e la rapidità degli aggiornamenti, non il sistema in sé.
Perché Linux ha così tanti CVE?
Da febbraio 2024 il progetto del kernel Linux assegna da solo i numeri CVE e lo fa in modo molto ampio: lo riceve ogni correzione che può avere effetti sulla sicurezza. Da qui circa 60 CVE a settimana nel 2024 e quasi 2.000 per singolo rilascio del kernel nel 2026. Microsoft e Apple assegnano i CVE solo a bug selezionati, e molte correzioni arrivano senza numero. Il numero di CVE misura quindi la trasparenza del progetto, non quanto sia bucato.
Esistono virus per Mac?
Sì, e sono sempre di più. Jamf ha aggiunto al database oltre 26 mila campioni di malware per macOS nel 2025, i trojan sono la metà dei rilevamenti e Moonlock ha registrato una crescita del 67% delle nuove backdoor. Il tipo più diffuso sono gli infostealer (per esempio AtomicStealer), che rubano password, cookie di sessione e wallet crypto, distribuiti tramite falsi annunci e il trucco «ClickFix».
Quanto velocemente Microsoft, Apple e Linux correggono le vulnerabilità?
Secondo l’ultimo riepilogo complessivo di Google Project Zero (segnalazioni del periodo 2019-2021) Linux rilasciava la patch in media in 25 giorni, Apple in 69 e Microsoft in 83. Linux rilascia il kernel stabile ogni settimana, Microsoft corregge con un ciclo mensile (Patch Tuesday, 1.139 CVE nel 2025), Apple in modo irregolare ma all’ingrosso. Secondo GTIG, nel 2025 i produttori hanno corretto gli zero-day attivamente sfruttati in media in circa 15 giorni.
Quante persone lavorano sulla sicurezza di Windows, macOS e Linux?
Microsoft dichiara l’equivalente di 34.000 ingegneri a tempo pieno nell’ambito della Secure Future Initiative e ha pagato 20 milioni di dollari di bug bounty nell’anno 2025/26. Apple non pubblica le dimensioni del team, ma dal 2020 ha pagato 35 milioni di dollari a oltre 800 ricercatori e offre fino a 2 milioni di dollari per una singola falla. Nel kernel Linux i numeri CVE li assegna un team di 3-4 senior, e il team di sicurezza è una manciata di maintainer dei sottosistemi che agiscono a titolo personale.
Windows 10 dopo la fine del supporto è sicuro?
Solo se è iscritto al supporto esteso (ESU). Il supporto standard è finito il 14 ottobre 2025, ma gli utenti domestici possono ricevere gratuitamente gli aggiornamenti di sicurezza fino al 12 ottobre 2027 – Microsoft ha prolungato questa scadenza a giugno 2026. Condizione: l’iscrizione al programma (account Microsoft e backup di Windows attivo, punti Microsoft Rewards oppure un pagamento di 30 USD). Le aziende acquistano l’ESU a parte. Un computer senza ESU non riceve alcuna patch da un anno, e ogni correzione per Windows 11 suggerisce agli attaccanti dove cercare le falle. A settembre 2026 Windows 10 girava ancora su circa il 28% dei computer Windows.
Gli agenti AI (Claude Code, Codex, Cursor) sono un rischio per la sicurezza del computer?
Possono esserlo, indipendentemente dal sistema. L’agente lavora con i permessi dell’utente, legge file, esegue comandi e spesso ha accesso alle chiavi del cloud e dei repository. Nell’attacco «s1ngularity» (agosto 2025) le versioni infette del pacchetto Nx ordinavano agli strumenti AI installati di frugare nel disco alla ricerca di segreti, e il risultato è stato la compromissione di 2.180 account GitHub. Sono un rischio anche i plugin MCP malevoli e il prompt injection, cioè ordini dell’attaccante nascosti nei contenuti che l’agente legge. Buone pratiche: ambiente separato, permessi minimi per i token, plugin solo da fonti fidate e approvazione manuale dei comandi.
Fonti 📚
- Jerry Gamblin – 2025 CVE Data Review (48.185 CVE; Linux 5.687, Microsoft 1.255, Apple 727; kernel 3.649, Windows 10 623, macOS 362)
- Google Threat Intelligence Group – 2025 Zero-Days in Review (90 zero-day; Microsoft 25, Google 11, Apple 8)
- Cyble – CISA KEV 2025 (245 nuove voci; Microsoft 39, Apple 9, Linux 7) e dati del catalogo KEV (1.484 voci a dic. 2025, Microsoft 350); Safeguard – CISA KEV in numeri (1.748 voci, versione del 16 ott. 2026)
- StatCounter – quota dei sistemi desktop, settembre 2026 e quota delle versioni di Windows (Windows 10: 27,83%)
- AV-ATLAS / AV-TEST – riepilogo dei nuovi campioni di malware per sistema nel 2022 (pubblicazione sul profilo AV-ATLAS, dic. 2022) e statistiche malware di AV-TEST
- Elastic Security Labs – Global Threat Report 2023 e 2025
- Jamf – Security 360: 2026 Annual Trends Report (Mac); Moonlock Lab – Mid-2026 macOS Threat Report; Microsoft Security – avviso sugli infostealer per macOS (feb. 2026)
- The Register – Huntress: quota degli hypervisor nelle cifrature ransomware 3% → 25% (dic. 2025); CISA – alert su CVE-2024-1086 (ott. 2025); Check Point Research – confronto tra ransomware Linux e Windows
- Google Project Zero – A walk through Project Zero metrics (Linux 25 giorni, Apple 69, Microsoft 83)
- Przymus, Weiner, Rykaczewski, Kudrjavets – «Linux Kernel Recency Matters, CVE Severity Doesn’t, and History Fades» (MSR 2026)
- LWN – The kernel becomes its own CNA; LWN – Kroah-Hartman: Linux kernel security work; Phoronix – CVE per rilascio del kernel (Kernel Recipes 2026); LWN – resoconto dell’intervento di Kroah-Hartman a Kernel Recipes 2026; The Register – 432 CVE in due giorni (lug. 2026)
- Microsoft – SFI Progress Report (set. 2024); SecurityWeek – Microsoft Bounty: 20 mln $ (2026)
- Apple Security Bounty – aggiornamento di ott. 2025 (2 mln $, 35 mln $ pagati)
- Security Affairs – Pwn2Own Berlin 2026, giorni 1 e 2; Zero Day Initiative – Pwn2Own Berlin 2026, giorno 3 e riepilogo; Privacy Guides – Pwn2Own Ireland 2026
- Zero Day Initiative / Tenable – riepiloghi dei Patch Tuesday 2025-2026; BleepingComputer – Patch Tuesday di ottobre 2026; Apple – security releases (iOS 26.6.1)
- Help Net Security – ESU di Windows 10 per i consumatori prolungato fino a ott. 2027
- Macworld – miner XMRig su un Mac scoperto da Claude Code (ott. 2026); Let’s Data Science – dettagli e riserve
- The Hacker News – Binance: finti colloqui di lavoro e abuso di uno strumento AI (nov. 2026); Hackread – dettagli e dichiarazione di Richard Teng
- BleepingComputer – attacco s1ngularity a Nx (2.180 account GitHub)
- AuthZed – cronologia degli incidenti MCP; SecurityWeek – ricerca di Adversa AI sulla fiducia nelle cartelle negli agenti AI
- Intigriti – Hacking AI customer service agents (Inti De Ceukelaire, settembre 2026); DEF CON 34, Bug Bounty Village – «Hacking Human-in-the-Loop systems» (registrazione)
Su qualunque sistema giri la tua azienda, la domanda è sempre la stessa: qualcuno ha già verificato come apparite dal punto di vista di un attaccante? Il penetration test è un attacco controllato ai vostri sistemi – Windows, Linux e Mac insieme – dopo il quale ricevete una lista concreta: cosa è bucato, quanto è grave e cosa chiudere per primo. Fai un preventivo con il calcolatore oppure scrivimi. 🔓